— Suocera, non sopporterò più le vostre umiliazioni! — gridò la nuora, stringendo tra le mani una carta bancaria tagliata a pezzi.
— Suocera, non sopporterò più le vostre umiliazioni! — Eliza stava in mezzo al salotto, stringendo una borsa della farmacia, e la sua voce tremava di rabbia e disperazione.
Margaret Duval alzò lentamente lo sguardo dalla rivista. Sul suo viso si fissò una maschera di stupore perfettamente allenata. Le sopracciglia si sollevarono, le labbra formarono una piccola “o”. Era una maestra in quest’arte: trasformare la nuora in un’isterica dal nulla.
— Elizka, cara, cos’è successo? — la sua voce era dolce come il miele, e altrettanto appiccicosa. — Sei di nuovo nervosa? L’ho detto a Henri che dovresti andare da uno specialista. Hai i nervi a pezzi.
Eliza fece un respiro profondo. Non lasciarsi provocare. Non darle quella soddisfazione.
Posò la borsa sul tavolo: spuntavano scatole di vitamine per donne incinte, comprate con gli ultimi soldi.
— Ho trovato la mia carta nella spazzatura — disse lentamente e chiaramente. — Quella su cui Henri mi versa i soldi per il cibo e le medicine. Tagliata in quattro pezzi.
Margaret non batté ciglio.
— Ah, è questo — sorrise ancora più ampiamente. — Volevo proprio parlartene. Ho visto l’estratto per caso. Quante spese! Farmacie, vitamine, negozi… Ho parlato con Henri e abbiamo deciso che non è ragionevole. Perché ti servono soldi separati? Qui sono io la padrona di casa. Mi dici cosa ti serve e io lo compro. È più comodo, no?
Un brivido gelido attraversò Eliza. Non era semplice rabbia — era la privazione metodica della sua indipendenza.
— Avete tagliato la mia carta — ripeté Eliza. — I soldi che mi versa mio marito. Non avevate diritto.
*
— Diritto? — Margaret rise brevemente, secca. — Mia cara, vivi nel mio appartamento. Mangi ciò che compro io. Usi ciò per cui abbiamo lavorato io e Henri. Quali diritti pensi di avere? Sei arrivata qui a mani vuote. Non avevi nulla e non hai nulla.
Eliza sentì crescere dentro di sé un groviglio di impotenza e disgusto — ma si costrinse a restare dritta.
— Lavoravo prima della gravidanza. Avevo un buon posto.
— Avevi — sottolineò Margaret. — E ora non hai più niente. Adesso stai a casa, spendi i soldi di mio figlio e ti diverti a fare acquisti in farmacia. Ai miei tempi, le donne lavoravano anche incinte, e oggi… solo vizi e capricci.
Eliza strinse i pugni. Ricordò i tre mesi trascorsi a riposo obbligato. Il medico che le aveva vietato categoricamente di lavorare. Henri che prometteva di aiutarla.
Non sapeva, allora, che il denaro sarebbe finito nelle mani di sua suocera.
— Dov’è Henri? — chiese.
— Al lavoro, naturalmente. Non passa le giornate sul divano, a differenza di qualcuna.
Eliza andò nella loro piccola stanza, prese il telefono e chiamò il marito.
— Henri, dobbiamo parlare. Subito.
— Eliz, sono in riunione, ti richiamo.
*
— Tua madre ha tagliato la mia carta.
Silenzio. Lungo, soffocante.
— Mamma ha detto che è meglio così — rispose infine. — Lei sa davvero meglio dove comprare. È più parsimoniosa. E non abbiamo molti soldi, il bambino sta arrivando…
Eliza sentì qualcosa spezzarsi dentro di lei.
— Lo sapevi?
— Eliz, non fare una tragedia. Mamma vuole il meglio. Si preoccupa per te e per il bambino. Lei se ne intende. Ne parliamo stasera, va bene?
Riattaccò.
Pochi istanti dopo, la porta si aprì. Margaret era sulla soglia, trionfante.
— Hai parlato con Henri? Ora capisci come funziona questa casa? Qui comando io. Se vuoi vitamine, le chiedi. Educatamente. Forse le comprerò, se lo riterrò opportuno.
Dentro Eliza tutto era vuoto e freddo… ma in quel vuoto ardeva una piccola, limpida fiamma.
— Avete commesso un errore — disse dolcemente.
*
— L’hai commesso tu, pensando che il mio appartamento sarebbe diventato tuo — ribatté Margaret. — Henri porta qui tutto ciò che guadagna. A me. Sono sua madre. Tutto ciò che è suo, alla fine è mio.
Eliza si voltò, prese la borsa della farmacia e si avvicinò alla porta d’ingresso.
Margaret si irrigidì.
— Dove vai? Cosa stai tramando?— Eliza, dobbiamo parlare. Subito.
Eliza non rispose.
Posò la mano sulla maniglia…
Quando improvvisamente la porta della camera di Henri sbatté con forza.
Margaret impallidì.
Eliza si voltò.
Nella penombra del corridoio apparve la sagoma di un uomo.
Fece un passo avanti, entrando nella luce.
Era Henri.
Fissò Eliza dritto negli occhi.
*
Eliza rimase immobile vicino alla porta, ancora con la mano sulla maniglia. Margaret indietreggiò, come se improvvisamente temesse suo figlio.
Henri si avvicinò. Sembrava stanco, provato — e per la prima volta davvero consapevole della gravità della situazione.
— Sono tornato a casa — disse piano. — Mamma mi ha chiamato e ha detto che ti comporti… in modo strano.
— Strano? — Eliza sollevò le sopracciglia.
Margaret si affrettò a intervenire:
— Henri, io volevo solo—
— Mamma, basta — disse lui con fermezza.
Una sola parola, e la fece tacere come un tuono improvviso.
Henri si rivolse a Eliza.
— È vero? Ha tagliato la tua carta?
Eliza annuì.
*
Henri distolse lo sguardo, come se si vergognasse di se stesso.
— Mamma, hai superato il limite — disse calmo, ma deciso. — Quelli erano i suoi soldi.
Margaret spalancò la bocca, sconvolta.
— I suoi? Erano i tuoi, quindi miei!
— No, mamma — la sua voce si fece di acciaio. — Non tuoi.
Eliza sentì dentro di sé una piccola scintilla di speranza.
Henri si avvicinò ancora.
— Eliza… so che per troppo tempo ho lasciato che fosse mamma a decidere tutto. È colpa mia. Non ti ho difesa. E… mi dispiace.
Margaret si agitò:
— Henri, sei impazzito?! Io volevo solo—
*
— Mamma. È finita.
La parola cadde come una lama.
Henri guardò di nuovo Eliza.
— Volevi andartene?
— Sì — rispose lei con calma.
— Da sola?
— Se necessario — sì.
Henri inspirò profondamente.
— Non voglio che tu vada via. Ma non vivremo più qui. Se lo desideri… ce ne andiamo. Oggi. Domani. Quando vuoi.
Margaret gridò:
— NON PUOI! Questa è casa mia!
Henri rispose con una forza che Eliza non gli aveva mai visto:
*
— La mia famiglia è Eliza e nostro figlio.
Negli occhi di Eliza apparve un barlume lieve, tremante.
— Henri — disse dolcemente — non tornerò a vivere così.
Ho bisogno di scegliere. Di sapere che tu sei un uomo… non un’estensione di tua madre.
Lui annuì.
— Ci proverò. Te lo prometto.
Eliza respirò profondamente.
— Bene. Allora sì. Ce ne andiamo. Ma non in un posto dove tua madre può entrare senza avviso.
Margaret urlò:
— Te ne pentirai! Lui capirà chi sei davvero!
Henri si voltò verso di lei.
— Mamma, è l’ultima volta che parli così di mia moglie.
*
Cade un silenzio pesante.
Eliza prese la sua borsa. Henri afferrò una valigia.
Uscirono nel vano scale — lentamente ma con una decisione nuova, come se stessero attraversando un confine invisibile.
A metà delle scale, Henri prese Eliza per mano.
— Grazie per darmi una possibilità.
Eliza sorrise lievemente.
— Non è una possibilità. È un nuovo inizio. Per entrambi.
Scese le scale insieme a lui, lasciandosi alle spalle una casa di paura, lacrime e dipendenza.
Davanti a loro — per la prima volta — si apriva la libertà.
E una famiglia che avrebbero costruito loro stessi.