— Ha rasato di nuovo mia figlia a zero! Tua madre non resterà mai più sola con la bambina!

Emma si abbottonava nervosamente il cappotto, lanciando continui sguardi ansiosi all’orologio. Erano già in ritardo di oltre mezz’ora — venerdì sera, traffico, un flusso interminabile di auto. E Margaret Wilson non sopportava che i suoi piani venissero stravolti.

— Tommy, sbrigati a vestirti! — gridò al figlio, che lottava inutilmente con la zip della giacca.

— Emma, non agitarti, — disse con calma James, uscendo dalla camera da letto e sistemando la cravatta. — La mamma capirà. Ha cresciuto due figli, sa com’è.

— Tua madre capisce solo una cosa: che bisogna arrivare esattamente alle sei, — borbottò Emma, aiutando il figlio.

Quel giorno avrebbero lasciato i bambini dalla suocera per il fine settimana. Emma e James festeggiavano l’anniversario di matrimonio — una rara occasione per stare finalmente da soli.
Margaret aveva accettato con entusiasmo di occuparsi dei nipoti, soprattutto della piccola Elisa, di due anni, che adorava letteralmente.

— Mamma, perché andiamo dalla nonna? — chiese Tommy.

— Mamma e papà vanno a riposarsi, e tu con Elisa starete dalla nonna, — spiegò dolcemente Emma, prendendo la figlia in braccio.

*

Elisa era una bambina meravigliosa — riccioli dorati, occhi azzurri e un sorriso capace di sciogliere il cuore. Emma era particolarmente orgogliosa dei suoi capelli — identici a quelli che aveva lei stessa da bambina.

— La mia bella… — sussurrò, baciando la figlia sulla sommità del capo.

«L’importante è che non succeda nulla», pensò Emma, ricordando le visite precedenti.

Margaret li accolse sulla soglia con le braccia conserte.

— Finalmente! — disse con rimprovero, prendendo Elisa. — La mia bambina!

Durante la cena la suocera osservò a lungo la nipotina.

— Ha i capelli un po’ troppo fini… Alla sua età James aveva già una chioma più folta.

Emma si irrigidì.

— Con i capelli di Elisa va tutto benissimo, — disse James con calma.

— Non lo so… La nipotina della mia amica a due anni ha già le trecce.

— I capelli dei bambini crescono gradualmente, — rispose dolcemente Emma.

Margaret si limitò a dire:
— Forse…

Andando via, Emma fissò a lungo le finestre della casa della suocera.

*

— È tutto sotto controllo, — la rassicurò James.

Il fine settimana fu perfetto.
Le telefonate — tranquille. I bambini — felici.

La domenica Margaret li accolse raggiante.

— I bambini sono adorabili! Tommy faceva pupazzi di neve, ed Elisa mi aiutava in cucina.

Elisa era seduta sulle sue ginocchia con un cappellino rosa.

— Perché è così coperta? — si stupì Emma.

— Aveva solo un leggero raffreddore, — rispose in fretta Margaret.

A casa Emma andò a fare il bagno ai bambini.

Quando tolse il cappellino dalla testa della figlia,
le sfuggì un grido.

La testolina di Elisa era completamente rasata.

Emma rimase immobile, incapace di credere ai propri occhi.
La sua bambina dai ricci dorati — senza nemmeno un capello.

*

Emma si sedette lentamente sul bordo della vasca, fissando la pelle liscia della testa della figlia.
Elisa sorrideva, ignara che fosse appena accaduto qualcosa di irreversibile.

— Mamma… — balbettò.

Emma strinse la bambina a sé.

— James… — disse a bassa voce.

Entrò e capì subito.

— Che cos’è… questo? — sussurrò.

— Tua madre, — rispose Emma con calma. — L’ha fatto di nuovo.

— Di nuovo…? — ripeté lui.

— Sì. Come con Tommy.

James impallidì.

— È mia figlia, — disse con voce cupa. — Non sua.

Uscì e compose un numero.

— Mamma. Adesso. No, non è una sciocchezza.
Non hai il diritto di prendere decisioni del genere.

*

Silenzio.

— Questa non è premura. È controllo.

Riattaccò.

— Scusami, — disse a Emma. — Avrei dovuto fermarla prima.

— E ora? — chiese lei.

— Mia madre non resterà mai più sola con i bambini. Mai.

Il giorno dopo Margaret arrivò da sola.

— I capelli ricresceranno, — disse freddamente. — Saranno più forti.

James la guardò dritto negli occhi.

— Non decidi più tu per i nostri figli.

— È lei che ti ha messo contro di me, — lanciò Margaret indicando Emma.

— No, mamma. Sei stata tu.

Margaret se ne andò sbattendo la porta.

*

La sera Emma accarezzava la testolina ancora calda della figlia e capiva una cosa:
non si trattava dei capelli.

Si trattava del diritto di essere madre.
Di confini.
Di una scelta.

— Grazie, — disse a James.

— Scusami per aver capito così tardi, — rispose lui.

— L’importante è che tu abbia scelto noi.

Fuori cadeva la neve.
E in casa, finalmente, calò il silenzio — perché quella linea, ormai, nessuno l’avrebbe più oltrepassata.