— Guadagni quattro soldi? Allora non avere pretese con me, vivi come vuoi! — tagliò corto il marito.

La frase colpì all’improvviso, senza alcun preavviso — come uno schiaffo che fa ronzare le orecchie. In quel momento Mark era in piedi in cucina, stringendo tra le mani l’ennesima ricevuta di pagamento della carta bancaria. Il foglietto bianco tremava tra le dita. La cifra lo fece aggrottare le sopracciglia — dodicimila rubli. Per cosa?

Aprì i dettagli della transazione ed espirò a denti stretti: negozio online di cosmetici. Un altro ordine di Sophie.

Mark entrò in salotto. La moglie era seduta sul divano, assorta nel telefono, e non si accorse nemmeno della sua presenza.

— Sophie, cos’è questo? — Mark le porse la ricevuta.

*

Lei non alzò lo sguardo.

— Cosmetici. Ho ordinato una nuova palette di ombretti e un set di pennelli.

— Dodicimila per una palette?

— C’erano anche dei sieri — Sophie fece spallucce. — Buoni. Con acido ialuronico.

Mark si sedette di fronte a lei, appoggiando con cautela la ricevuta sul tavolo, come se temesse potesse prendere fuoco.

— Sophie, hai già un’intera mensola di cosmetici. A cosa ti serve tutta questa roba?

— Ne avevo voglia — lo guardò con una leggera irritazione. — Non si può?

— Si può. Ma avevamo deciso di mettere da parte dei soldi per le vacanze. E per il bagno. Te lo ricordi?

— Metteremo da parte il mese prossimo — la moglie tornò a fissare il telefono.

Mark lavorava come programmatore. Sophie era manager in una piccola azienda. Il bilancio familiare non era male, ma le spese continue della moglie divoravano una parte consistente delle entrate.

Vivevano in un appartamento di due stanze, acquistato con un mutuo tre anni prima. Pagavano trentacinquemila rubli al mese, più bollette, cibo e trasporti. Mark guadagnava di più e pianificava con attenzione il budget, mettendo da parte soldi per le vacanze e la ristrutturazione. Ma Sophie mandava regolarmente all’aria tutti i piani.

*

Comprava di tutto: cosmetici, gioielli, accessori, decorazioni per la casa — che poi restavano a prendere polvere nelle scatole. Ordinava d’impulso, senza pensare al prezzo. I pacchi arrivavano quasi ogni settimana.

Di mese in mese la situazione peggiorava. Se prima le spese erano di cinque–settemila rubli, ora arrivavano a venti–trentamila.

— Sophie, devo parlarti seriamente — disse Mark la sera successiva.

La moglie stava osservando dei nuovi orecchini appena tolti dalla scatola.

— Di cosa?

— Di soldi. Guarda — aprì il portatile. — Queste sono le nostre spese degli ultimi tre mesi. Sono i tuoi acquisti. In media venticinquemila al mese.

— E allora?

— Come “e allora”? Dovremmo risparmiare per le vacanze e per il bagno, e tu spendi tutto in sciocchezze!

— Non sono sciocchezze. Mi servono.

— Ti serve il quinto rossetto? Il decimo paio di orecchini?

— Sì! Devo avere un bell’aspetto!

— Ma sei già bella! Non sono contrario agli acquisti, ma entro limiti ragionevoli.

— E quando si vive? — sbuffò Sophie.

— Vivere e risparmiare non si escludono a vicenda — rispose Mark con voce stanca.

Sophie si alzò di scatto e cominciò a raccogliere le scatole.

— Ne ho abbastanza delle tue prediche. Vuoi risparmiare? Risparmia da solo.

Entrò in camera da letto sbattendo la porta. Mark rimase in cucina a fissare i numeri. Crescevano, i piani crollavano, e sua moglie non voleva nemmeno ascoltare.

*

Ma Sophie non si fermava. I pacchi continuavano ad arrivare uno dopo l’altro. Cosmetici, gioielli, candele, accessori. Le vacanze erano ormai in dubbio, la ristrutturazione andava rimandata.

— Sophie, un altro pacco? — chiese Mark vedendo l’ennesima scatola.

— Sì. Un nuovo set per la cura della pelle.

— Quanto?

— Non ricordo.

Novemilaottocento! È una follia!

— È un prezzo normale per la qualità.

— Hai già un’intera mensola! Metà delle cose non le hai nemmeno aperte!

— Le aprirò — rispose secca, andando in bagno.

Mark rimase nell’ingresso, stringendo i pugni. Parlare non serviva più.

Tardi la sera, quando Sophie dormiva, aprì di nuovo il portatile. I conti non tornavano. Capì che così non poteva continuare.

Il giorno dopo Mark chiamò la banca.

— Voglio modificare le condizioni di accesso al conto comune.

La sera Sophie se ne accorse per prima.

— Perché la carta non funziona?

— Ho impostato un limite. Una somma fissa al mese.

— Mi stai controllando?! — sbottò.

— No. Sto proteggendo me stesso. Sono stanco di vivere in uno stress continuo.

*

— Sei tirchio.

— E tu sei irresponsabile. E questo sta distruggendo il nostro matrimonio.

Quelle parole rimasero sospese tra loro.

Passarono alcune settimane. Sophie spendeva meno — per forza. Era diventata irritabile, distante. Tra loro si era formata una gelida quiete.

— Non posso vivere così — disse un giorno.

— Nemmeno io — rispose Mark.

Senza urla. Senza rimproveri.

Decisero di separarsi. Con calma. Senza scenate.

Un mese dopo Mark rimase solo nell’appartamento. Le rate erano più leggere, l’aria più pulita. Continuava a mettere da parte dei soldi — non più per le vacanze, ma per una vita tranquilla.

Sophie affittò un piccolo monolocale e per la prima volta iniziò a contare le spese. I pacchi smisero di arrivare ogni settimana. Al loro posto arrivò la consapevolezza — tardiva, dolorosa, ma sincera.

Ogni tanto si scrivevano. Brevemente. Con educazione.

E ognuno di loro capì a modo suo: il problema non erano i soldi.
Il problema era che avevano smesso di ascoltarsi — molto prima della prima ricevuta di pagamento.