Se n’è andato con un’amica… e quando è tornato dopo un anno, lo aspettava una sorpresa

Maria rimase immobile davanti alla finestra della cucina, stringendo tra le mani una tazza di tè ormai freddo. Fuori, la neve si scioglieva lentamente, formando pozzanghere sporche nel cortile. Allo stesso modo, lentamente e senza possibilità di ritorno, si scioglieva anche la sua vita di prima.

— Maria, me ne vado — disse Gianni, fermo sulla soglia con una valigia in mano. — Vado da Sofia.

*

La tazza le scivolò dalle dita e si frantumò sul pavimento. I cocci si dispersero in tutte le direzioni, come le sue speranze.

— Cosa hai detto? — sussurrò, senza voltarsi.

— Lo sai di chi parlo. Noi… noi ci amiamo. Mi dispiace.

Trent’anni di matrimonio.
Trent’anni.

Maria si voltò lentamente. Gianni aveva l’aria impacciata, come uno scolaro che ammette di aver rotto un vetro.

— Sofia del tuo ufficio? Quella che è più giovane di nostra figlia?

Gianni annuì, evitando il suo sguardo.

— Maria, cosa vuoi che dica… È successo. Non l’avevo previsto, ma…

— Ma cosa, Gianni? — la sua voce tremava. — Perché è giovane? Perché con lei è più divertente? O perché io sono diventata vecchia e noiosa?

— Non dire così, — posò la valigia e fece un passo verso di lei. — Sei stata una buona moglie, una buona madre…

— Lo sono stata, — lo interruppe Maria bruscamente. — Lo sono stata una buona moglie.

Si lasciò cadere su una sedia. Le gambe non la reggevano più.

Cinquantotto anni.
Trent’anni di matrimonio.
E una sola valigia accanto alla porta.

*

— Lascerò dei soldi, — mormorò Gianni frugando nel portafoglio. — Per l’inizio. L’appartamento, ovviamente, è tuo…

— Vattene, — disse Maria a bassa voce.

— Come?

— Vattene! — gridò alzandosi di scatto. — Subito! E non osare dire che ero una buona moglie! Le buone mogli non si lasciano per una ragazzina!

Gianni afferrò la valigia in fretta.

— Maria… ti chiamerò…

La porta si chiuse con un tonfo.

Maria rimase sola, in mezzo alla cucina, tra i cocci della tazza.
Le impronte delle sue scarpe.
Il vuoto lasciato dove, fino a un attimo prima, c’era la sua vita.

I primi giorni passarono come in una nebbia. Vagava per l’appartamento, cucinava per una sola persona, piangeva sopra le pentole, sopra il letto mezzo vuoto, sopra se stessa.

— Mamma, vieni da noi, — la supplicava al telefono la figlia Chiara. — Impazzirai da sola…

— Non posso, tesoro. Non ancora.

— Mamma… e adesso cosa farai? Come vivrai?

*

Maria guardava l’acqua della neve sciolta scivolare sul vetro, come lacrime.

— Vivrò, — disse infine. — In qualche modo.

Riattaccò.
L’appartamento era silenzioso.
Troppo silenzioso.

E in quell’istante Maria capì chiaramente di essere rimasta completamente sola — senza marito, senza un ruolo, senza il futuro che conosceva da trent’anni.

Non sapeva ancora che proprio da quel momento tutto avrebbe iniziato a cambiare.

Maria si appoggiò con la schiena alla porta e rimase immobile per qualche secondo, ascoltando non i passi di Gianni, ma se stessa. Il cuore batteva regolare. Senza panico. Senza isteria. Ne rimase sorpresa — e per la prima volta si concesse un sorriso.

Quella sera restò a lungo seduta in cucina senza accendere la luce. Dietro le finestre dei vicini, le vite andavano avanti — litigi, riconciliazioni, cene, silenzi. Un tempo pensava che la sua vita fosse finita il giorno in cui la porta si era chiusa con un colpo secco. Ora capiva che proprio quel giorno era cominciata.

Il telefono squillò a tarda sera.

— Mamma, è venuto? — chiese Chiara.

— Sì.

— E…?

— Se n’è andato.

— Come ti senti?

*

Maria guardò le proprie mani.

— Bene. Davvero bene.

Qualche giorno dopo Gianni scrisse. Poi ancora. Un lungo messaggio su errori, rimpianti, richieste di incontrarsi. Maria lo lesse con calma… e lo cancellò.

Il lavoro divenne un punto d’appoggio. Le persone la rispettavano. La vita cominciava a riempirsi.

Nei fine settimana — caffè, passeggiate, libri. Intere giornate senza pensare a lui.

Una sera tirò fuori un vecchio album di fotografie. Lo sfogliò senza rabbia.

— Grazie, — disse a bassa voce. A se stessa.

In primavera andò a trovare la figlia.

— Mamma… sei viva, — disse Chiara.

— Ho semplicemente smesso di vivere la vita di qualcun altro, — rispose Maria.

Passò un altro anno. Gianni scomparve del tutto.

E una sera, tornando a casa, Maria mise sul fuoco il bollitore e capì all’improvviso:
in quel silenzio non c’era solitudine.

C’era libertà.

La sua vita non si scioglieva più.
Ora apparteneva a lei.