Vai subito a lavare mia madre! Ha bisogno di assistenza, e tu stai lì a fissare la televisione! — borbottò il marito, irritato.
— Ma che fai, stai lì impalata come un monumento?! Mi senti almeno?

Maria trasalì.
La voce di Gianni le colpì le orecchie come una porta sbattuta in una stanza silenziosa. Distolse lo sguardo dallo schermo, dove l’ennesima eroina di una serie piangeva per un amore spezzato, e guardò il marito — rosso in volto, spettinato, con quella sua solita piega tra le sopracciglia.

*

— Vai subito a lavare mia madre! Ha bisogno di cure, e tu stai lì a fissare la televisione! — ripeté Gianni, strappando una vecchia giacca dall’attaccapanni.

Fuori, l’inverno girava vorticoso. La neve cadeva fitta e insistente, appiccicandosi ai vetri in fiocchi bagnati. Faceva buio presto, come sempre a gennaio, e la luce dalle finestre delle case vicine sembrava particolarmente gialla, quasi arancione — come se dietro quei muri estranei bruciassero camini e si sfornassero torte.

Maria si alzò lentamente dal divano. Le gambe erano intorpidite — era rimasta seduta così per almeno quaranta minuti. Nella stanza c’era odore di cipolla fritta e di qualcos’altro… di ospedaliero, forse? No. Semplicemente di vecchiaia. Così aveva iniziato a odorare sua suocera negli ultimi mesi.

— Sono appena uscita da lei, — disse Maria a bassa voce. — Ho cambiato le lenzuola, dato le medicine…

— Ah sì, cambiate, — la schernì Gianni. — E allora perché mi ha chiamato dicendo che nessuno va da lei? Perché dice di essere rimasta bagnata?

— Gianni…

— Non chiamarmi “Gianni”! — esplose lui. — Mia madre sta morendo e a te non importa niente! A te interessano solo le tue serie!

Maria strinse i pugni.
Dentro di lei saliva qualcosa di caldo e sgradevole, come se l’acqua le bollisse nel petto. Voleva urlare che da tre mesi quasi non dormiva. Che si alzava di notte per la vecchia. Che lavava quella biancheria ogni giorno. Che aveva dimenticato quando era uscita l’ultima volta solo per sé — non per il supermercato, non per la farmacia.

Che la sua vita era sparita. Dissolta in giorni tutti uguali, simili tra loro come gemelli.

Ma tacque.

*

Gianni si stava già infilando le scarpe, pronto a uscire — in garage, ovviamente. Ci andava sempre quando era arrabbiato. Lì c’erano bulloni, chiavi, l’eterna riparazione di un’auto che comunque non partiva mai. Lì c’era la sua libertà. Piccola, impregnata di olio e tabacco — ma sua.

— Vai pure, — disse Maria. — Corri da tua madre.

Lui si voltò.
Sul suo volto apparve qualcosa di nuovo — non rabbia.
Sorpresa.

— Ti sei offesa? — sogghignò. — Hai scelto proprio il momento giusto. Non è tempo per i tuoi sentimenti.

Afferrò la maniglia della porta, poi si fermò.

— E comunque… potresti essere più attenta. Mia madre non è eterna.

— Lo so, — disse Maria piano. — Lo so meglio di te.

Gianni uscì sbattendo la porta. L’appartamento divenne subito troppo silenzioso.

Dalla stanza di sua madre arrivò un colpo di tosse debole.

— Ma-ri-a…

Maria rimase ferma in mezzo al soggiorno e capì all’improvviso di non riuscire a fare un passo.

Non sapeva ancora che proprio in quell’istante, in quel silenzio, qualcosa dentro di lei si stava spezzando per sempre — e allo stesso tempo stava nascendo.

*

Alla fine ci andò. Per abitudine.

Sua suocera era distesa, con la coperta tirata fino al mento, e la guardava con attenzione, in modo penetrante.

— Se n’è andato? — chiese.

— Sì.

— Meglio così. Non deve rovinarsi i nervi. È un uomo, ha bisogno di riposo.

Maria controllò in silenzio il lenzuolo. Asciutto. Pulito.

— È da un po’ che non vieni, — borbottò la suocera.

— Un’ora fa.

— Allora ti prendi cura di me male.

Maria si raddrizzò.

*

— Prima era diverso, — disse. — Lei aveva la sua vita.

— E tu non ce l’hai?

La domanda rimase sospesa nell’aria.

— No, — rispose Maria con calma. — Non più.

— Sei una moglie. Devi sopportare.

Quel “devi sopportare” suonò come una sentenza.

Maria sistemò il cuscino e disse con voce ferma:

— Domani chiamerò una badante.

— Cosa?! Gianni sarà contrario!

— È una sua scelta. Questa è la mia.

La sera Gianni tornò dal garage. L’appartamento non profumava di cena. Le finestre erano socchiuse e sul tavolo c’erano dei documenti ordinati.

— Cos’è tutto questo?

— I contatti della badante. E la domanda. Torno a lavorare.

— Sei impazzita?!

*

— No. Ho solo smesso di sparire.

Lui la guardò a lungo.

— Sei cambiata.

— No, — rispose Maria. — Finalmente sono rimasta.

Il giorno dopo arrivò la badante. Maria preparò una borsa — piccola, ma sua.

Quando chiuse la porta dietro di sé, il cuore le batteva forte.
Non per paura.

Per la vita.

Fuori cadeva la neve.
Ma ora era solo neve.

Davanti a lei c’era la strada.
E, finalmente, era sua.