Quando ti mentono sulle malattie — solo per tenerti a casa e farti stare zitta
Il tradimento non sempre urla.
A volte parla piano, con una voce premurosa.
Si nasconde dietro frasi come «mia madre è malata», «non è il momento giusto», «devi capire».
E tu ci credi. Perché ami. Perché dubitare ti fa sentire in colpa. Perché hai imparato a metterti sempre per ultima.
— Anna, davvero non capisci cosa sta succedendo?! — quasi gridò Marco, fermandosi di colpo in mezzo alla stanza. — Mia madre è malata! Capisci? È malata!
E pronunciò una diagnosi.
— E tu continui a pensare a quei biglietti… Ma non ti vergogni?!
— Ma io e Elisa avevamo programmato una vacanza… — disse Anna a bassa voce.
— Programmato! — Marco scrollò le spalle con irritazione. — Che idea assurda! Mia madre… è praticamente in fin di vita! E lei pensa ad andarsene in giro chissà dove…
*
Anna rimase in silenzio. Per qualche secondo fissò un punto davanti a sé, come se lì potesse trovare una risposta.
— Va bene… d’accordo, — sospirò infine. — Annullerò la prenotazione.
— Brava, così mi piaci, — Marco si calmò subito, si avvicinò e le accarezzò la testa. — Lo sapevo che avresti capito. Sei la migliore.
Forse Anna era pronta a capire.
Ma Elisa no.
Quando Anna chiamò l’amica per dirle che avrebbe annullato il viaggio, la reazione fu esplosiva.
— Ma sei impazzita, Anna?! — urlò Elisa al telefono. — È da anni che lo pianifichiamo!
Ed era vero. Da sette anni sognavano di andare all’estero. Risparmiavano, facevano progetti…
— Che ci posso fare… — sospirò Anna. — Mia suocera si è ammalata. Marco dice che è grave.
— Marco dice! — la imitò Elisa. — E tu hai verificato? L’hai vista di persona?
— Come potrei verificare… — Anna si sentì a disagio. — Sarebbe sconveniente.
— Sconveniente! — borbottò Elisa. — Per te è sempre sconveniente! Ti ricordi quando hai annullato il tuo compleanno? E l’anniversario? E adesso di nuovo?
Anna non trovò nulla da rispondere.
Qualche giorno dopo, però, decise di andare a trovare la suocera.
— Annuccia! — esclamò allegra Maddalena. — Che sorpresa! Entra, cara!
— Marco mi ha detto che non stava bene… — iniziò Anna con cautela.
*
— Io? Malata? — Maddalena sbatté gli occhi sorpresa. — Ma no! Solo un po’ di mal di schiena, è l’età. Vieni, beviamo un tè insieme.
Anna ascoltava, ma non sentiva.
Nella testa rimbalzava una sola domanda:
Perché Marco ha mentito?
La sera lui tornò tardi, allegro, eccitato.
— Sono stata da tua madre, — disse Anna. — Dice di stare benissimo.
— È malata! — ribatté Marco secco. — Ha problemi al cuore!
— Ieri parlavi di tutt’altro, — disse Anna piano.
— Te lo sei inventato! — sbottò lui. — E comunque basta! Una vacanza non è niente di che! Non c’è bisogno di andare all’estero!
Anna ripensò a lungo alle sue parole.
E se avesse ragione?
E se lei stesse solo nascondendo la verità?
Alla fine Anna annullò la prenotazione.
— Vuole magari spostare il viaggio in primavera? — propose l’impiegata.
— Ci penserò…
Ma non c’era niente su cui riflettere.
In primavera sarebbe successo qualcos’altro.
*
La sera chiamò Elisa.
— Allora, hai annullato?
— Sì.
— Ma quanto ancora vuoi andare avanti così?
— E se non mentisse? — chiese Anna a bassa voce. — E se fosse davvero malata?
— Anna… — sospirò Elisa. — Smettila di giustificarlo. Non ti rispetta. E continuerà finché non metterai fine a tutto questo.
Anna tornava a casa chiedendosi:
Che cosa devo smettere, esattamente?..
Anna camminava lentamente, come se le gambe non la reggessero. I pensieri giravano in tondo.
Che cosa smettere?
Di credere? Di sopportare? Di sparire?
L’appartamento era buio. Marco non era ancora tornato. Il telefono vibrò:
«Farò tardi. Mamma sta male.»
*
Anna non provò né paura né ansia — solo una stanchezza profonda.
Scrisse alla suocera:
«Maddalena, Marco dice che non sta bene. Devo chiamare un medico?»
La risposta arrivò subito:
«Annuccia, ma che sciocchezze! Sto benissimo. Oggi sono uscita a fare una passeggiata con le amiche.»
Anna si sedette.
Tutto diventò chiaro.
Lui mentiva.
Non per sua madre.
Per controllo.
Quando Marco rientrò, Anna lo stava aspettando in cucina.
— Dobbiamo parlare.
— Non adesso, — disse lui infastidito.
— Adesso.
— Ho scritto a tua madre, — disse Anna. — Sta bene.
*
— Ti immischi sempre! — esplose Marco.
— Hai mentito, Marco. Per tenermi a casa. Per farmi rinunciare a me stessa.
— Volevo il tuo bene! — gridò lui. — Sei ingrata!
— Ho annullato feste. Sogni. Me stessa, — disse Anna con calma. — E tu lo chiamavi famiglia.
— E dove andrai, sentiamo? — rise con sarcasmo.
Anna si alzò.
— È qui che ti sbagli.
Il giorno dopo tornò in agenzia viaggi.
— Avete dei biglietti?
— Per la primavera?
— No. Per la prima data disponibile. Uno solo.
La sera chiamò Elisa.
— Parto.
La città fuori dalla finestra continuava a vivere.
*
Anna sapeva che sarebbe stato difficile.
Ma sapeva anche una cosa:
Quando ti mentono sulle malattie per tenerti a casa e farti stare zitta,
non è malata la persona di cui parlano.
È malato il sistema in cui smetti di essere te stessa.
E si cura in un solo modo —
alzandoti e andandotene.