— Ti darò centomila euro se lascerai mio figlio per sempre — disse Margherita, porgendole la busta con il denaro con la stessa calma con cui si acquista una nuova borsa, non come se stesse distruggendo una vita.

— Ho investito i nostri soldi in criptovalute seguendo il consiglio di mia madre, e ora abbiamo perso tutto — disse Marco, senza alzare lo sguardo.

Chiara era in piedi al centro della cucina, con una pentola tra le mani. L’acqua continuava a bollire sul fornello, traboccava in una schiuma bianca, sfrigolava e schizzava, ma lei non si muoveva. Le parole del marito rimasero sospese nell’aria — pesanti, appiccicose, come una ragnatela in cui all’improvviso ti rendi conto di essere rimasta intrappolata.

— Che cosa hai detto? — chiese piano.

*

Marco alzò gli occhi. Il suo volto era grigio, scavato, segnato dall’insonnia e dalla paura. Sembrava uno che fosse appena tornato da un luogo dove le persone vengono spezzate pezzo dopo pezzo — senza urla, senza sangue, ma per sempre.

— Quattrocentocinquantamila per l’appartamento. Mia madre ha detto che un suo conoscente è un grande investitore. Che conosce informazioni precise su una nuova moneta. Che è un guadagno sicuro al cento per cento. Io… io ci ho creduto.

Chiara posò lentamente la pentola sul tavolo. L’acqua si rovesciò, bruciandole le dita, ma lei non sentì dolore. Nella testa risuonava solo il vuoto.

— Hai investito i soldi destinati al nostro appartamento in criptovalute? — pronunciò ogni parola separatamente. — Su consiglio di tua madre?

— Mia madre voleva solo il nostro bene…

Si sedette.
Quattrocentocinquantamila.
Cinque anni di vita.
Cinque anni di risparmi, rinunce e speranze.

— Quando?

— Due settimane fa.

— E perché me lo dici solo adesso?

— Mia madre ha detto di non agitarti prima del tempo…

Sempre la madre.

Margherita.
La suocera.
La donna che fin dal primo giorno di matrimonio aveva diviso Marco in due parti diseguali: la più grande per sé, la più piccola per la moglie.

*

— Dove sono adesso i soldi?

— Da nessuna parte. La piattaforma è bloccata. I truffatori sono spariti.

— Tua madre parla molto — dentro Chiara cresceva una rabbia fredda, secca. — E tu la ascolti sempre. Anche quando si tratta della nostra vita.

— Non cominciare!

— Hai trasferito quattrocentocinquantamila euro a uno sconosciuto. Perché tua madre lo ha detto.

— Mi fido di mia madre.

Chiara lo guardò davvero. E vide un bambino adulto che non aveva mai tagliato il cordone ombelicale.

— Vado da tua madre.

Margherita la stava aspettando. L’appartamento era costoso, curato nei minimi dettagli, e diceva una cosa sola: io sono qualcuno, voi no.

— I giovani risparmieranno di nuovo — disse con calma.

— Cinque anni, Margherita!

— Volevo aiutarvi a guadagnare.

— Lei non vuole che compriamo un appartamento — disse Chiara a bassa voce. — Perché allora Marco diventerebbe mio marito, non più solo suo figlio.

— Fuori da casa mia — sibilò Margherita. — Sei un parassita.

*

La sera Marco tornò a casa ubriaco.

— Mia madre ha detto che l’hai insultata.

— Ho detto la verità.

— Stai zitta! Tu non hai nessuno!

Chiara fece la valigia.

— Me ne vado.

Passò una settimana.

L’ottavo giorno squillò il telefono.

— Chiara — la voce di Margherita era gelida. — Dobbiamo vederci. Ho una proposta.

Al caffè, la suocera sedeva come una regina.

— Voglio che tu lasci Marco. Ti darò centomila euro. Firmerai i documenti e sparirai.

— Quale patrimonio? — sorrise amaramente Chiara.

— Ci sarà. Gli comprerò un appartamento. Ma senza di te.

Chiara la guardò attentamente.

— E lui lo sa?

Qui termina la prima parte.

— E lui lo sa? — chiese Chiara senza distogliere lo sguardo.

*

Margherita sorrise brevemente, con soddisfazione.

— Sa che voglio aiutarlo. Il resto sono dettagli. Marco si è sempre fidato di me.

In quell’istante, dentro Chiara scattò qualcosa di definitivo. Non dolore. Non rabbia. Chiarezza.

— Quindi ha deciso di comprargli un appartamento dopo aver contribuito a farci perdere il nostro.

— Sto correggendo un errore. Alle mie condizioni.

— Questo lo chiama prendersi cura?

— Io lo chiamo amore materno.

Chiara si alzò.

— Grazie per la proposta. Ma i soldi non mi interessano.

— Centomila euro sono un buon inizio — disse Margherita con irritazione.

— La mia nuova vita non è in vendita.

Quella stessa sera Chiara tornò nell’appartamento. Marco era seduto in cucina.

— Mia madre ha detto che hai rifiutato.

— Sì.

— Avresti potuto ricominciare da zero.

— E ricomincio. Senza umiliazioni.

*

— Mi comprerà un appartamento… se te ne vai per sempre.

— Me ne sono andata nel momento in cui hai scelto lei.

— Sistemerò tutto…

Chiara lo guardò con calma.

— Ho presentato la richiesta di divorzio.

Non la fermò.

Un mese dopo Chiara viveva in un appartamento in affitto, lavorava di più, era più stanca — ma per la prima volta respirava liberamente.

Marco si trasferì nell’appartamento comprato da Margherita. Lei controllava tutto. Era di nuovo suo figlio. Obbediente. Solo.

A volte le scriveva. Sempre più raramente.

Un giorno Chiara vide il proprio riflesso nella vetrina della metropolitana. Stanca. Ma libera.

Capì allora che questa storia non era finita con la perdita del denaro né con il divorzio.

Era finita nel momento in cui aveva rifiutato di vendere se stessa per centomila euro.

Ed era stato il suo primo investimento davvero riuscito.