La risata esplose nello studio del notaio in modo così fuori luogo e sfrontato che persino la polvere sui vecchi fascicoli sembrò sobbalzare.
— Ecco fatto, Clara, ora sei una ricca ereditiera — Robert si lasciò andare sulla poltrona e scoppiò a ridere senza alcuna vergogna. Una risata forte, compiaciuta, quasi offensiva. Il notaio aggrottò la fronte, ma rimase in silenzio. — Ti sono toccate seghe e vecchie pialle. Puoi aprire una bottega o venderle come rottami, se sei fortunata.
— Robert, non farmi ridere — Sophie si coprì la bocca con la mano, ma la risata le sfuggiva comunque tra le dita, acuta e derisoria. — Me la immagino già mentre trascina quel baule per tutta la città. Clara, vuoi che chiamiamo dei facchini? O ce la fai da sola con tutta questa “ricchezza”?
Le unghie erano smaltate di un rosa acceso, i capelli sistemati in morbidi ricci, e da lei emanava un profumo dolciastro, quasi soffocante. Sophie si stringeva alla spalla di Robert — in modo plateale, provocatorio, come a rivendicarne il possesso.
Clara sedeva di fronte a loro, avvolta in un vecchio cappotto grigio, con le mani composte sulle ginocchia. Non li guardava. Fissava la finestra, dove la pioggia di novembre scioglieva la città in una macchia grigia e indistinta, e taceva. In quel silenzio c’era più dolore che in qualsiasi urlo.
*
Il notaio si schiarì la gola e tornò ai documenti.
— In base al testamento, Robert Martin eredita la casa con il terreno e i risparmi depositati sul conto del defunto. Clara Bauer riceve un baule di legno con attrezzi, un libretto di risparmio intestato a suo nome nel millenovecentoottantasette e una busta sigillata. La busta deve essere aperta qui, alla presenza di tutte le parti.
— E questa a cosa serve? — Robert stava già sfogliando i documenti della casa. — Un’altra busta? Mio padre ha perso completamente la testa con l’età?
— È stata la volontà del defunto — rispose con calma il notaio, porgendo a Clara una busta ingiallita sigillata con ceralacca.
Sophie si chinò verso Robert e gli sussurrò qualcosa all’orecchio. Lui sorrise.
— Robby — disse poi ad alta voce — vendiamo subito la casa. Basta per un appartamento in centro, e avanza anche per un’auto. Oppure andiamo a Nizza — lì il mercato immobiliare è in piena crescita.
Clara ruppe il sigillo. La carta scricchiolò piano. Aprì la lettera. La grafia era irregolare, incerta, come se la mano avesse tremato.
La prima riga le tolse il respiro.
Il petto si strinse, la vista si offuscò.
«Clara, sapevo tutto. Di Sophie. Di come ti ha lasciata mentre io ero ancora vivo, inchiodato a letto…»
*
Clara rimase immobile, sentendo l’aria nella stanza diventare improvvisamente pesante, densa.
Alzò lo sguardo — e in quell’istante Robert sbottò con impazienza:
— Allora? Che c’è scritto? Leggi, finalmente.
E non era ancora arrivata neppure alla parte peggiore…
…ma la lettera cambiò ogni cosa
Clara continuò a leggere lentamente, come se ogni parola pesasse più della carta su cui era scritta.
«Ti ho vista portare gli ultimi soldi per le mie medicine. Ti ho vista mentire in farmacia dicendo di aver dimenticato la carta, pur di comprarle. E nello stesso tempo ho visto mio figlio cenare nei ristoranti con un’altra donna.»
Robert smise di sorridere.
Osservò attentamente il volto di Clara — e per la prima volta qualcosa lo inquietò.
— Che messinscena è questa? — sbottò. — Possiamo evitare questo melodramma?
Clara non rispose.
«Per me sei stata come una figlia. L’unica persona in questa casa che non mi abbia mai mentito negli occhi. Il baule non è spazzatura. È la mia vita e la tua protezione. Tutto ciò che contiene, e tutto ciò che è intestato a te, ti appartiene di diritto.»
*
Sophie si raddrizzò di scatto.
— Robert, senti cosa dice? Sta facendo uno spettacolo per lei!
Clara alzò lo sguardo.
— Aspetta — disse piano, poi tornò alla lettera.
«La casa l’ho lasciata a lui — che creda pure di aver vinto. Ma la casa è già gravata da debiti. Tutti i documenti sono nel baule. Così come la procura e le copie dei bonifici. Capirai quando lo aprirai.»
Nello studio calò un silenzio assordante.
— Cosa vuol dire “gravata”? — chiese Sophie con voce tesa.
Il notaio si tolse lentamente gli occhiali.
— Significa che la casa passa effettivamente a Robert Martin… ma con degli oneri. Le obbligazioni superano quasi del doppio il valore dell’immobile.
Robert impallidì.
— Deve esserci un errore.
— No — rispose con calma il notaio. — I documenti sono perfettamente in regola.
Clara piegò la lettera e la rimise nella busta.
— Ora è tutto chiaro — disse con voce ferma. — Il baule non era una presa in giro. Era un avvertimento.
Si alzò.
Il vecchio cappotto grigio smise all’improvviso di essere solo un cappotto — divenne il simbolo di ciò che aveva superato.
— Prenderò le mie cose — aggiunse Clara. — E anche la mia vita.
*
Robert la fissava come se la vedesse per la prima volta.
Sophie gli strinse la mano, ma lui non se ne accorse nemmeno.
E Clara si avviò verso la porta sapendo, per la prima volta dopo tanti anni, una cosa con certezza:
non se ne andava a mani vuote — se ne andava libera.