Perché dovrei contribuire a pagare un ristorante in cui nemmeno sono stata invitata?

Giulia era in piedi vicino alla finestra, osservando come il crepuscolo di gennaio colorasse la neve di sfumature fredde, quasi azzurrate. La città sotto di lei viveva la sua vita: poche auto isolate, la luce soffusa dei lampioni, voci lontane nel cortile. Alle sue spalle si sentiva lo scorrere dell’acqua — Lorenzo stava lavando i piatti dopo cena. Avevano appena mangiato pasta con pollo, una cena semplice, senza nulla di speciale. Ed erano proprio quelle le serate che Giulia amava di più: tranquille, raccolte, solo loro due.

*

— Giulia… oggi mi ha chiamato Francesca — disse Lorenzo con esitazione.

Lei si voltò lentamente. Si stava asciugando le mani con uno strofinaccio, evitando accuratamente il suo sguardo — un gesto fin troppo familiare.

— E allora? — Giulia sentì le spalle irrigidirsi. Le conversazioni sulle sue amiche, negli ultimi mesi, finivano raramente senza lasciare un’amarezza.

— Per Natale. Come sempre, si ritrovano al ristorante. Alla “La Vista”. Il sei gennaio.

— Capisco, — Giulia annuì e tornò a guardare fuori. — Fai loro i miei auguri.

— Giulia…

— Cosa “Giulia”? — si voltò di scatto. — Pensi davvero che dopo quello che è successo a settembre mi vogliano ancora lì?

Lorenzo strinse lo strofinaccio tra le mani, come se cercasse un appiglio.

— Francesca ha detto… ha detto che sarebbe meglio se questa volta venissi da solo.

Cadde il silenzio. Da qualche parte, in basso, una porta del palazzo si chiuse con un tonfo, qualcuno rise — i soliti suoni di una sera qualunque. Ma Giulia ebbe la sensazione che qualcosa, nell’appartamento, si fosse spostato, come se il terreno sotto i piedi fosse diventato improvvisamente instabile.

— Da solo, — ripeté lentamente. — Quindi, ufficialmente, non sono invitata.

— Non è stato detto proprio così…

— E come allora, Lorenzo? — Giulia si appoggiò al davanzale. — Senza girarci intorno. La tua amica ha detto: “Lorenzo, vieni senza tua moglie”?

Lui sospirò pesantemente.

*

— Ha detto che forse a tutti serve una pausa. Dopo quella discussione. Per far calmare le acque.

— Sono passati tre mesi! — la sua voce si fece più dura. — Tre mesi, Lorenzo.

— Lo so…

Rimase in silenzio per qualche secondo, poi aggiunse a bassa voce, quasi stanca:

— Eppure oggi mi ha scritto. Per chiedermi se avrei fatto il bonifico per il ristorante.

Lorenzo si immobilizzò.

— Il bonifico?..

— Sì, — Giulia sorrise amaramente. — Il conto diviso, come sempre. “Tutti partecipano, la prenotazione è costosa.” C’è solo un dettaglio: io non ci sarò. Perché “è meglio che non venga”.

— Giulia, non sapevo che ti avesse scritto.

— Certo che no, — annuì lei. — Comodo, vero? Non invitare, ma prendere i soldi. Così tutto resta tranquillo, senza conflitti.

— Posso parlarle.

— Di cosa? — Giulia alzò la voce. — Del fatto che è strano chiedere soldi a una persona che si esclude deliberatamente?

Lorenzo tacque.

— Sai cosa fa più male? — continuò lei, più piano. — Non il ristorante. Non i soldi. Ma il fatto che tu sia qui, davanti a me, e non dica: “Non è giusto”.

Abbassò lo sguardo.

— Non voglio solo un altro conflitto…

Giulia si voltò verso la finestra. E in quel momento capì che, se avesse taciuto adesso, quel silenzio sarebbe rimasto con loro a lungo.

*

Giulia continuò a guardare fuori finché la tensione tra loro non divenne quasi tangibile. La neve cadeva lenta e indifferente, come se non avesse nulla a che fare con ristoranti, conti e persone che avevano smesso di ascoltarsi.

— Non farò il bonifico, — disse infine con calma. Troppa calma.

Lorenzo alzò la testa.

— Giulia…

— No, — lo interruppe con dolcezza ma con fermezza. — Non faccio scenate. Non scrivo messaggi lunghi. Non spiego nulla in chat. Semplicemente non mando i soldi. Questo è il mio limite.

Si sedette lentamente su una sedia.

— Ti rendi conto della situazione in cui mi metti?

— E tu ti rendi conto di quella in cui mi sono trovata io oggi? — chiese lei a bassa voce. — Sono stata esclusa. E poi mi è stato chiesto educatamente di pagare una cena a cui non sono la benvenuta.

— Speravo che si sistemasse da solo…

— Niente si sistema da solo, — scosse la testa Giulia. — O se ne parla, o il rancore cresce.

Il telefono di Lorenzo vibrò sul tavolo.

— È Francesca, — disse.

— Non ne dubito.

— Chiede se partecipiamo.

*

— Dì la verità, — Giulia si avvicinò. — Che non verremo e che non partecipiamo alla spesa. Senza giustificazioni.

— Si offenderà.

— Forse. Ma sarà onesto.

Lorenzo fissò lo schermo a lungo, cancellò il messaggio più volte, poi lo inviò e posò il telefono a faccia in giù.

— Fatto.

— Come ti senti? — chiese Giulia.

— Strano, — ammise. — Ma… giusto.

Giulia fece un respiro profondo.

— Non ti chiedo di scegliere tra me e le tue amiche, — disse più piano. — Ti chiedo solo di stare dalla mia parte, quando si tratta di me.

Lui annuì e le prese la mano.

— Scusa.

Il telefono vibrò di nuovo. Lorenzo lo guardò e lo spense senza leggere.

— Stasera niente ristorante, — disse. — Restiamo a casa.

Giulia guardò la cucina, i piatti, la luce che era tornata calda.

— Per serate come questa non voglio pagare nessun altro, — disse.

E in quel momento fu chiaro: a volte la cosa più importante non è essere comodi — ma essere insieme.