— Ti rendi conto di quello che stai dicendo? — Emilia lanciò l’asciugamano sul tavolo con irritazione, e quello scivolò subito a terra. — Oggi è il ventinove dicembre. Mancano due giorni a Capodanno. È il mio compleanno. E tu proponi di rimandare gli ospiti perché a tua madre «non è comodo spostarsi di giorno»?

— Io non propongo nulla, — Daniel non staccò nemmeno gli occhi dal telefono. — Ho solo riferito le sue parole.

— Certo, — sorrise amaramente Emilia. — Tu fai sempre solo da tramite. Come un intermediario. Senza una tua opinione.

Daniel sospirò pesantemente, posò il telefono e si passò le mani sul viso.

— Emi, evitiamo le scenate. Perché ti scaldi già di prima mattina?

*

— Di prima mattina? — guardò l’orologio. — Sono le sei e mezza. Sono in piedi da due ore. E tu ti sei appena alzato e sei già stanco.

Si alzò e si diresse verso la macchina del caffè.

— Ah, a proposito… buon compleanno.

— Grazie, — rispose lei freddamente.

Emilia capì subito: quella giornata sarebbe andata storta fin dai primi minuti.

Si era svegliata quando fuori era ancora buio. Oltre la finestra — un dicembre grigio, il cortile coperto di neve bagnata, le luci decorative del palazzo accanto che lampeggiavano a intermittenza. Nell’aria si percepiva quella frenesia pre-natalizia — quella in cui tutti corrono, si irritano, comprano troppo e fingono di essere felici.

«Ogni anno è la stessa storia. Solo che pesa sempre di più», pensò Emilia mentre tirava fuori dal frigorifero le buste della spesa.

Il giorno prima aveva speso quasi novemila: carne, pollame, verdura, frutta, formaggi, dolci. Voleva che la tavola fosse ricca. Non per sé — per loro. Per evitare che Margaret storcesse il naso e pronunciasse il suo solito: «Beh… può andare».

— Hai comprato di nuovo tutta questa roba? — Daniel si affacciò in cucina con una tazza in mano. — Perché?

— Perché tua madre pensa che se la tavola non è stracolma, allora sono una cattiva padrona di casa.

— Stai esagerando.

— Sto ripetendo parola per parola, Daniel.

*

Lui tacque. Era il suo modo preferito di sfuggire alle conversazioni.

Per le due, l’appartamento era pronto. Tavola apparecchiata, insalate sistemate, carne nel forno; nell’aria si mescolavano i profumi del cibo e dei mandarini. Emilia si cambiò, si sistemò i capelli e si guardò allo specchio.

«Va bene. Non è perfetto. Ma può andare».

Il campanello suonò esattamente alle due.

— Sono i miei, — sorrise Emilia andando ad aprire.

— Tesoro! — Elizabeth la abbracciò subito. — Buon compleanno.

— Grazie, mamma.

— Come stai? — Robert le porse una scatola. — La guarderai dopo.

— Va bene.

*

I genitori aiutarono in silenzio, senza fare osservazioni. La madre sistemava i piatti con cura, il padre lucidava i bicchieri. In casa calò una calma vera. Autentica.

Il campanello successivo fu secco.

— Apri, — disse Daniel in modo conciso. — Sono i miei.

Margaret entrò per prima. Guardò la nuora con aria valutativa, soffermandosi sul grembiule.

— Così accogli gli ospiti?

— Lo tolgo subito…

— Bisogna presentarsi in modo decoroso fin dall’inizio, — sentenziò. — È quasi Capodanno. C’è gente.

A tavola, le critiche arrivarono una dopo l’altra: contorno insufficiente, troppo stretto, troppo secco, tè troppo caldo — subito.

Quando Robert provò a fare un brindisi, venne interrotto.

— Emilia, prepara il tè. Per me e per Margaret, — disse Helen.

Nella stanza calò il silenzio.

*

Emilia si alzò e andò in cucina, con le mani che le tremavano. Quando tornò, la conversazione era già scivolata su sconti e negozi.

Si sedette.

Elizabeth si chinò verso la figlia e sussurrò:

— Ti rendi conto che non è normale?
— Mamma, non adesso…
— E quando allora? — la voce di Elizabeth tremò. — Quando ti avranno cancellata del tutto?

Emilia strinse le dita sotto il tavolo. La porcellana tintinnò piano — troppo forte in quel silenzio teso.

— Torno subito, — disse con calma alzandosi.

— Dove vai? — chiese Margaret, infastidita. — Ci siamo appena seduti.

— In bagno, — rispose Emilia. — O devo chiedere il permesso anche per questo?

In bagno appoggiò le mani sul lavandino e guardò il suo riflesso.

«Non devi. Oggi — non devi».

Quando tornò, la sua voce era ferma.

*

— Volevo fare un brindisi. Ma a quanto pare non era il momento giusto. Allora lo dirò adesso.

— Oggi è il mio compleanno, — continuò. — Mi sono impegnata. Ho preparato tutto. Non perché fossi obbligata, ma perché volevo che tutti stessero bene.

Guardò Margaret dritta negli occhi.

— Ma vedo che qualcuno è a disagio. Che è stretto. Che è “troppo secco”. E se questa serata non vi va — lo capirò.

— Prendi tutto troppo sul personale, — disse Margaret irritata.

— No, — rispose Emilia piano. — Per la prima volta lo prendo sul serio.

— Ci stai mandando via? — Helen socchiuse gli occhi.

— Sto dando una scelta.

Margaret si alzò bruscamente.

— Andiamocene. È chiaro che qui la famiglia non è gradita.

Gli ospiti se ne andarono in fretta. La porta si chiuse — e in casa calò il silenzio.

— Sei soddisfatta? — chiese Daniel.

*

— No, — rispose Emilia. — Ma non mi vergogno più.

Elizabeth prese la figlia per mano.

— Sei stata molto coraggiosa.

Robert annuì.

Emilia alzò il bicchiere.

— Alla sincerità, — disse. — Forse tardi, ma oggi — al momento giusto.

E per la prima volta in tutta la giornata sentì sollievo.