Uscì nell’ingresso — e il passato varcò la soglia

Anna uscì nell’ingresso e si immobilizzò.

Non gridò, non fece un passo indietro — si fermò semplicemente, come se la realtà avesse subito una frattura. Nel suo appartamento, tra le scarpe disposte con cura e la luce del mattino, c’era una donna che non avrebbe mai dovuto trovarsi lì.

Angelina.

*

L’ex moglie di Leo.

Oh… che incontro inaspettato… — la voce di Anna era calma, quasi gelida. — E cosa stiamo facendo qui… nell’appartamento di qualcun altro? E soprattutto — come sei entrata?

Angelina sussultò, come se quella calma l’avesse colpita più di un urlo.

— Io… io non volevo fare nulla di male! — disse in fretta, stringendo la tracolla della borsa. — Te lo giuro. Non pensavo che tu…

— Che fossi in casa? — Anna fece un passo avanti. — Certo. Contavi su muri vuoti.

La osservava con attenzione, con uno sguardo acuto, come se per la prima volta non vedesse “l’ex”, ma una donna a sé stante. E ciò che vedeva non aveva nulla della rivale sicura di sé.

— Dissipa i miei dubbi, — continuò Anna. — Nel frattempo deciderò quando chiamare la polizia. Adesso… o tra un minuto.

Un’ora prima, tutto era diverso.

*

Quel giorno libero non programmato sembrava un dono raro. Sotto la doccia calda, Anna pensava con pigrizia al mattino perfetto: un libro, il caffè, un film d’amore — senza drammi, senza sorprese.

Leo era uscito presto. Non lo aveva nemmeno sentito chiudere la porta. Dormiva serenamente — troppo serenamente per una donna convinta che la sua vita fosse finalmente stabile.

Lo specchio, la crema, i gesti abituali. Un rituale di controllo.

E all’improvviso — un rumore.

Discreto, ma fuori posto. Troppo intenzionale per essere casuale.

Anna si immobilizzò, tendendo l’orecchio.
La porta d’ingresso si era chiusa con un colpo secco.

— Leo?… — mormorò.

Nessuna risposta.

Si infilò l’accappatoio e uscì nell’ingresso — e il mondo che un attimo prima era la sua fortezza si incrinò.

— Oh… scusa… — balbettò Angelina. — Pensavo che non ci fosse nessuno. Avrei suonato…

La bugia suonò debole. Quasi patetica.

Angelina stava già arretrando verso la porta quando Anna prese il telefono. Con calma. Senza fretta.

*

— A quanto pare abbiamo nuove regole, — disse. — Le ex mogli entrano senza invito. Credo che alla polizia interesserà.

Lo schermo si illuminò. Il dito rimase sospeso sopra il tasto di chiamata.

E in quell’istante Angelina scoppiò a piangere.

— No… ti prego… — singhiozzò. — Non chiamare. Non sono venuta per questo. Non è come pensi.

Anna non abbassò il telefono.

— È esattamente quello che dicono le persone che hanno qualcosa da nascondere, — rispose freddamente. — Parla.

Angelina fece un respiro profondo, come se stesse per tuffarsi.

— Non sono venuta per Leo. E nemmeno per te. Sono venuta a cercare la verità.

Quelle parole colpirono Anna più di quanto si aspettasse.

— Qui sono rimasti dei documenti, — continuò Angelina. — Carte che lui non voleva mostrare. Ha detto che aveva sistemato tutto… ma non era vero. Né allora. Né dopo.

Anna rimase in silenzio.

— Avevamo un prestito. Grosso. E delle cartelle mediche. Quando abbiamo divorziato, mi ha promesso che avrebbe sistemato tutto e che mi avrebbe “protetta”. Poi è semplicemente sparito. E questi documenti sono l’unica prova che non mi sto inventando nulla.

*

Nella sua voce non c’era isteria. Solo stanchezza.

— Anche se fosse tutto vero, — disse lentamente Anna, — non avevi il diritto di entrare in casa mia.

— Lo so, — annuì Angelina. — Ma non sapevo più dove andare.

Anna la guardò a lungo. Poi, quasi contro la sua volontà, abbassò il telefono.

— Va bene. Ma resto con te. E se menti, uscirai di qui con la polizia.

Nel soggiorno, Angelina si muoveva con sicurezza — troppa sicurezza. Trovò subito la cartellina, come se sapesse esattamente dove Leo l’avesse nascosta.

— Ecco… — disse, porgendo i documenti.

Anna li sfogliò. Date. Firme. Importi.

Il nome di Leo compariva troppo spesso.

— Prendili, — disse infine Anna. — E vattene.

Angelina era già sulla soglia quando si fermò.

— Sa sembrare affidabile, — disse piano. — Ma è un’illusione. E ora lo hai visto anche tu.

La porta si chiuse.

*

Anna rimase sola.

Si avvicinò lentamente al tavolo e notò un foglio rimasto nella cartellina.
Uno soltanto.

Lo prese tra le mani.

La firma di Leo.
La data — dopo il loro matrimonio.

Si sedette sul divano e accennò un sorriso — senza gioia, senza dolore.

Il mattino era finito.

Ma qualcos’altro era appena cominciato.

Ora Anna aveva ciò che prima non aveva:
l’informazione.
E con essa — la scelta.

E questa volta non sarebbe stata per Leo