— Monsieur… per favore… prenda la mia sorellina… non mangia da tanto tempo… —
quella voce flebile, colma di disperazione, squarciò il rumore della strada così bruscamente che Lucas Van der Berg si voltò come se qualcuno lo avesse afferrato per la spalla.

Si fermò di colpo.

Davanti a lui c’era un bambino di circa sette anni — magro, spettinato, con le tracce delle lacrime sul viso.
Nelle braccia tremanti stringeva un minuscolo fagotto, dal quale spuntava il visino pallido di una bambina.
La piccola, avvolta in una vecchia coperta logora, piagnucolava appena, e il bambino la teneva stretta con una cura quasi feroce, come se fosse l’unico muro tra lei e quel mondo freddo e indifferente.

Lucas aveva fretta — anzi, correva, come se un predatore invisibile lo stesse inseguendo.
Una riunione urgente. Milioni di euro in gioco.
Una decisione da prendere proprio quel giorno.
Da quando sua moglie, Rita, — la sua luce, il suo sostegno — era morta, il lavoro era diventato l’unico senso rimasto nella sua vita.

Ma quella voce…

*

Lo aveva colpito troppo in profondità.

Lucas si abbassò lentamente, fino a trovarsi all’altezza del bambino.

— Dov’è vostra madre? — chiese con dolcezza.

Il bambino deglutì, guardando di lato, come se temesse le proprie parole.

— Ha detto che sarebbe tornata… ma sono già due giorni che non viene. Io la aspetto qui… magari arriva, — nella sua voce tremava non solo tristezza, ma anche un’ostinazione disperata.

Si chiamava Marco.
La piccola — Tais.
Erano rimasti completamente soli.
Nessun biglietto. Nessuna spiegazione.
Solo una fragile speranza, alla quale un bimbo di sette anni si aggrappava come un naufrago a una tavola di legno.

Lucas propose di comprare del cibo, di chiamare la polizia, di contattare i servizi sociali.
Ma alla parola polizia Marco sobbalzò e sussurrò con dolore, come se avesse ricevuto un colpo:

*

— Per favore… non ci mandate là. Porteranno via Tais…

Lucas sentì qualcosa muoversi dentro di sé.
Capì all’improvviso che non aveva più il diritto di andarsene.

Nel caffè più vicino, Marco mangiava con un’avidità straziante, come se ogni cucchiaio fosse una salvezza.
Lucas nutriva Tais con il biberon, la miscela acquistata nella farmacia accanto.
Le sue mani — mani di un uomo che da anni toccava solo documenti e numeri — erano improvvisamente diventate morbide, attente.

Dentro di lui qualcosa si stava risvegliando — qualcosa che aveva sepolto da tempo sotto una corazza di ghiaccio.

Lucas chiamò il suo assistente:

— Annulla tutti gli appuntamenti. Quelli di oggi… e anche quelli di domani.

Dopo un po’ arrivarono i poliziotti — García e Nolan.
Domande di routine, procedure standard, la solita meccanica amministrativa.

Marco si aggrappò alla mano di Lucas così forte che le nocche divennero bianche.

— Non ci porterete in un istituto… vero?..

*

… — sussurrò lui, come se da quella risposta dipendesse la sua vita.

E Lucas capì…

Quel bambino, per la prima volta dopo molto tempo, aveva scelto di credere proprio a lui.
I poliziotti — García e Nolan — si scambiarono uno sguardo.
Nei loro occhi si leggeva compassione… e la consapevolezza che le regole sono regole.

— Signor Van der Berg, — iniziò García con voce calma, — siamo obbligati a segnalare i bambini ai servizi di tutela. È la procedura.

Marco si raggomitolò, come se lo avessero colpito allo stomaco.
Stringse Tais ancora più forte — la piccola emise un gemito.

— Per favore… non portatela via… è così piccola… — le sue labbra tremavano, ma lui cercava di parlare con coraggio, come un adulto. — Posso occuparmi di lei. So come si fa. Lo so davvero…

A Lucas venne voglia di distogliere lo sguardo — il dolore negli occhi del bambino era troppo pesante da sopportare.
Si accucciò accanto a Marco e gli posò una mano sulla spalla, dolcemente.

*

— Non vi lascerò, mi senti? — disse a bassa voce, ma con fermezza. — Né te, né la piccola. Te lo prometto.

Marco singhiozzò — era il suono di una fiducia infranta… ma comunque donata.
Poi annuì.

García sospirò.

— Possiamo permetterle di portare temporaneamente i bambini a casa sua, — disse dopo un breve silenzio. — Solo per ventiquattro ore. Fino alla preparazione dei documenti. Ma la responsabilità sarà sua.

Lucas si alzò.

— Me ne assumo la piena responsabilità. Tutta.

Le parole suonarono come se stesse firmando un contratto destinato a cambiargli la vita.

In macchina, Marco sedeva in silenzio assoluto, come se avesse paura persino di respirare.
Tais dormiva, con la guancia appoggiata al suo petto.

Lucas lo osservava di nascosto dallo specchietto retrovisore.

Come può un bambino così piccolo portare addosso così tanto dolore?

*

La casa di Lucas li accolse con un freddo particolare — non fisico, ma quello dei luoghi dove da troppo tempo non si sentono risate.
Linee pulite, ordine perfetto, vetro, metallo… e nessuna fotografia.

Marco entrò con esitazione, come se avesse paura di rovinare il tappeto.

— Puoi sederti, — disse Lucas.

Il bambino si sedette sul bordo del divano, stringendo ancora la sorellina.

— Io… posso aspettare la mamma qui? — chiese piano. — Se magari… lei arriva…

Lucas sentì una fitta al cuore.

— Sì, Marco. Puoi aspettarla qui quanto vuoi.

E all’improvviso capì:
nella sua casa, per la prima volta dopo molto tempo,
c’era qualcuno vivo.

*

La sera scorreva lenta, quasi irreale.
Marco sonnecchiava, mentre Lucas nutriva Tais.
Le sue mani tremavano — non per la stanchezza, ma per la sensazione di fare qualcosa di importante. Di umano.

Quando la piccola finalmente si addormentò, Marco alzò lo sguardo:

— Signore… lei… lei non se ne andrà davvero?

Lucas lo guardò. Quegli occhi enormi, spaventati e rassegnati.

— No. — E per la prima volta dopo molti mesi, si sentì completamente certo. — Sono qui.

Marco annuì. Gli credette.

E per la prima volta in quella giornata lunga e terribile —
sorrise. Appena un pochino.

*

Quanto basta a un bambino che ancora spera che, a volte, il mondo scelga di essere buono.

Lucas si sedette accanto a lui, e un calore antico, dimenticato, spiegò le ali dentro di lui.

A volte il destino non spezza —
a volte regala improvvisamente una possibilità di nuova vita.

E quella sera Lucas capì:

Non era più solo.

E neppure quei due piccoli esseri.